Semplicemente Alex
Una canzone, parole unite a delle note, questi semplici elementi sono in grado di evocare ricordi e sensazioni passate, ed è così che tutto questo mi è tornato alla mente...
Un'estate di tanti anni fa, un luogo surreale, forse un mondo dimenticato da dio..
Le prime esperienze, i primi gesti di ribellione..un ricordo..
Ci ritrovavamo spesso nella "bisca" di un amico era una specie di cantina, una stanzetta, piccola, al massimo poteva contenere 6 persone, ma si riempiva sempre al limite, ci si ritrovava li, si beveva, si fumava, si scherzava ascoltando musica o giocando a carte. L'ambiente era saturo di fumo, lo vedevamo passare davanti ai nostri occhi, come nebbia.
Sul tavolo una bottiglia di vino fatto in casa, carte da briscola, sigarette, cartine, tabacco e naturalmente del fumo...e dita tanto giovani ma così esperte, che si davano da fare per produrre un diversivo alla vita reale, un diversivo alla noia.
Chiusi in una bettola come topi, una cantina d'altri tempi con muri forti e resistenti, come non se ne vedono più al giorno d'oggi, muri resistenti dentro i quali ci proteggevamo dall'esterno, da una vita che ci stava stretta, che non riuscivamo ad apprezzare o forse era lei, la vita, che non riusciva ad apprezzare noi.
Una stanzetta, una cantina, una bettola, gli si potevano attribuire molti nomi, ma per noi era "bisca", come le bische clandestine di un tempo, come le bische che ci venivano descritte nei racconti dei nostri nonni.
Rinchiusi in un mondo tutto nostro, bastava un chiavistello per estraniarci dal mondo intero, e della droga per sfuggire a noi stessi.
Il proprietario della bisca era un personaggio particolare, era, in tutti i sensi, era, nel senso pieno della parola. E' rimasto nel passato, la bisca non lo ha più lasciato andare, forse si era innamorata della sua anima, tanto da non permettergli di lasciarla, ed allora lui non potè più fare a meno di quei muri forti e resistenti, impregnati di un passato che forse gli apparteneva più del presente. Negli ultimi giorni della sua vita, Alex, viveva un'esistenza tutta sua, di notte rimaneva con la sua "donna", la bisca, ci si rinchiudeva all'interno con una bottiglia di vino, e il giorno lo passava dormendo, ed anche in quel modo si rinchiudeva in un mondo tutto suo, il presente, la vita reale, non faceva più parte del suo essere, o magari, anzi sicuramente, la vita aveva escluso lui.
Nelle notti d'estate di ritorno dall'uscita con gli amici passavo vicino alla bisca, ed ogni volta un brivido gelido mi percorreva la schiena, non so spiegare perchè, mi bastava guardare alla finestrella con le grate illuminata da una lieve luce, per sentirmi a disagio, inquieta. Una notte, dell'ultima estate che Alex passò con noi, mi ritrovai di nuovo vicino alla bisca, ma quella volta mi fermai, ero tentata di entrare, per parlare un pò con lui, forse per dirgli che il disagio che lui sentiva era comune a molti ragazzi, che la sofferenza che provava sarebbe sembrata meno dolorosa se l'avesse condivisa con qualcuno, ma soprattutto gli avrei voluto dire che procurare dolore al suo corpo, alla propria anima, per attirare l'attenzione delle persone non l'avrebbe portato da nessuna parte, perchè i ragazzini non erano in grado di capire il vero motivo delle sue "esibizioni" al limite, per loro era un clown, niente di più, ma esistevano delle mosche bianche, ed io ero una di quelle, per me non era un clown, era Alex, semplicemente Alex. Non entrai, come avevo sempre fatto, allungai il passo che mi avrebbe portata a casa, nel mio lettino caldo, al sicuro.
Alcuni mesi dopo una telefonata, "Alex è morto". Non mi stupì più di tanto, non feci domande, sapevo che la sua morte non era dovuta ad incidente o malattia, lui fu complice della dama nera, per mesi confabularono tra le mura della bisca, per mesi lei sedette di fianco a lui, sorseggiando il suo vino.
Alex fu ritrovato all'interno della bisca, una corda appesa al lampadario ed il suo corpo inerme che sembrava fluttuare sopra il pavimento. Un giorno qualunque, all'interno della bisca, nel mondo surreale della mente del suo proprietario, Alex invitò la dama nera, si sedettero a bere del vino, e come ogni maledetto giorno la testa gli si riempì di voci, il cuore di dolore, pensò di esibirsi in una delle sue performance da clown, ma non c'era più nessuno a guardarlo, non erano rimasti nemmeno coloro che ridevano di lui, era solo, allora si alzò dalla sedia mise il chiavistello e chiuse al di fuori il mondo, e fu in quel momento che presa la decisione più egoista, fu in quel momento che le luci della bisca si spensero per sempre.
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La Vita, una Femme Fatale in tacchi a spillo |
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La vita ha le sembianze di una bellissima donna..una femme fatale, imponente, orgogliosa fiera, nel corpo e
nell'anima. Una creatura intelligente e calcolatrice, e con uno strano senso dell'umorismo.. Eccola li, dall'alto dei suoi tacchi a spillo, una sigaretta tra le dita e tutto il suo potere che incombe sulle nostre teste.
Ha lunghi capelli neri, un abito di seta ed organza le poggia sul corpo sfiorandolo, come tende il cui compito è di nascondere tanta bellezza, bellezza che noi comuni mortali non saremmo in grado di capire, o semplicemente di sopportare. A volte la si vede inginocchiarsi, tendere le labbra e soffiare la propria essenza sui nostri capi, e ciò che ne fuoriesce è fumo nero, oppure rosa, a seconda del suo umore, fumo che si tramuta in un turbinio, catturandoci e stravolgendo la nostra esistenza, è così che Lei si diverte. La vita, una puttana in tacchi a spillo, che si diverte a stravolgere le nostre vite, così cinica e spietata da concederti qualcosa di straordinario, di bellissimo, solo per il gusto di togliertelo poi. E quando questo avviene la si sente ridere, ed è maledettamente bella.
Arriva il giorno in cui la Vita, annoiata, come spesso le capita d'essere, sceglie un essere umano a caso, o forse no...forse sa esattamente chi vuole, forse ha i suoi omuncoli "preferiti", coloro che ama stuzzicare, mettere alla prova, o semplicemente tormentare...li raccoglie, li posa sul palmo della propria mano, poggia poi le labbra rosse su di loro, inebriandoli di piacere e gioia, li fa accomodare sulla pelle morbida delle sue cosce, e questi poveri ometti credono di aver raggiunto la felicità assoluta, ma lei, la Vita, è pronta a sferrare la sua mossa, distende su di loro l'abito che le incornicia il corpo, ed inizia ad intonare una nenia, ed è così che ci addormenta per sempre, è così che si riprende quello che un tempo era parte di lei, le nostre vite. |
| I giardini di Venere |
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Da molti secoli, il nome della rosa è connesso con una precisa simbologia, allusiva alla presenza e al potere di Venere.
Venere (latino Venus) è una figura della mitologia romana, era in origine lo spirito e la divinità dei giardini.
Venere trae il nome dalla dea romana dell'amore e della pace. Per i Greci era Afrodite, per gli Egiziani Iside, per i Fenici Astrate, per tutti noi è Venere la dea dell'amore.
Venere è presente in ogni donna, in piccole parti per alcune, in modo evidente in altre, ma c'è.
L'essenza di Venere è in tutte noi, lo si può notare in uno sguardo sensuale, in un gesto sofisticato, in una parola sussurrata all'orecchio.
Venere è in noi quando desideriamo, quando amiamo..nei nostri occhi, nella nostra pelle, sulle nostre labbra calde e umide..nei nostri sensi..e in quei momenti di passione sfrenata diventiamo Afrodite, Iside, Astrate...in quei momenti i Giardini di Venere ritornano a splendere..
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