Blogger: Babymonella80
..."Mentire è il divertimento più grande che una ragazza può avere senza spogliarsi, ma spogliata è anche meglio"...


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giovedì, 27 ottobre 2005

Primo maggio

Chiudo gli occhi e ritorno a quel giorno, un giorno qualunque, così era sempre stato, almeno prima di incontrarti.
Primo maggio.. avvolti dall'oscurità della notte, un'auto come rifugio, e il nulla come scenario..
Ricordo il modo in cui ci siamo liberati di abiti divenuti ormai fastidiosi, gesti lenti, in contrasto con la voglia di possedere i nostri corpi..
Ricordo bocche che si divoravano...riesco ancora a sentire sulla lingua il tuo sapore...
Ricordo la pelle calda, trasformarsi in fuoco ad ogni contatto..
Ricordo il piacere di sentirti parte di me per la prima volta.. di volerti sempre di più, fino a farti male.. fino a farmi male..
Ricordo la danza dei nostri corpi, convulsa, ricercare un piacere estremo, un piacere nuovo..
Ricordo i nostri involucri svanire e lasciare il posto ai sensi..
Ricordo odori, sapori, liquidi di passione..

Ricordo di aver perso il controllo..
Ma ciò che ricorderò davvero di quel giorno...primo maggio...sarà solo una cosa..
Le tue labbra che baciano la mia fronte, ed il soffio del tuo respiro sul mio viso, come a darmi un pò di sollievo, un gesto dolce, inaspettato.
Quella notte ti sei spogliato non solo degli abiti, ma di una parte fasulla di te, ti sei messo a nudo senza rendertene conto, ed io ti ho visto, per quello che sei..ho visto la tua anima.. E forse è proprio la tua anima che non riesco a scordare.. Forse è proprio la tua anima quel sapore nella mia bocca, che non vuole andarsene..

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lunedì, 24 ottobre 2005

Madre

Sono diventata madre prima di capire che non erano le cicogne a portare i bambini
Sono diventata madre prima di volerlo
Sono diventata madre senza poter scegliere
Sono diventata madre della mia stessa genitrice
Madre di una donna adulta poco cresciuta, o forse prigioniera di demoni mostruosi e creature spaventose.
Io una bambina con un'anima centenaria, una piccola bambola con rughe profonde su un viso angelico ed innocente.
Le mie braccia sono diventate pezzi di ferro gelido troppo presto, il mio cuore si è gonfiato di pensieri, di responsabilità, ancor prima di iniziare a vivere la mia esistenza.
Ho smesso di contare le notti in cui ho cercato di ricomporre le follie di quella donna adulta, notti fredde e pezzi di un puzzle sporco e puzzolente..
Io una piccola bambola spezzata, divenuta madre di colei che avrebbe dovuto proteggermi ed amarmi..ma lei, la donna adulta non aveva braccia abbastanza forti per proteggermi.. così la bambina dimenticava la voglia di amore e si faceva carico delle braccia troppo pesanti della genitrice, le sorregeva sulle proprie spalle.
Mamma bambina, guardo con occhi assassini colei che doveva essermi madre..maledico il suo nome..ma sono ancora qui, china di fronte a lei, ancora qui a sorreggere le sue braccia troppo pesanti.
Io una piccola bambola con rughe profonde, con lunghi capelli divenuti ormai bianchi e il viso di porcellana corroso dalle troppe lacrime versate.
Una madre bambina con un'anima centenaria.

postato da Babymonella80 alle ore 22:13 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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domenica, 23 ottobre 2005

Dipingerò sul braccio

Dipingerò sul braccio parole amare
Dipingerò sul mio braccio parole oscure
Dipingerò sul braccio dolori laceranti
Dipingerò sul mio braccio con colori scuri
Un ingorgo di pensieri nella mente e nessuna via per farli uscire, sto impazzendo, la testa scoppia.
Pensieri furiosi spingono, scalciano, gridano di farli uscire..non posso..ho costruito delle mura attorno alla mia testa ed alla mia anima, per proteggermi, o forse per uccidermi..amore o odio?
Sono un'assassina, ho compiuto il più macabro dei gesti, uccidendo la mia anima e i miei sogni, l'ho fatto lentamente, giorno dopo giorno..con piccole dosi di veleno..
L'ho fatto per eliminare i pensieri, credendo che non sarebbero tornati mai più...Sbaglio...sono tornati, più determinati e forti di un tempo.
Eccomi di nuovo al punto di partenza, la testa scoppia..lacrime, urla, graffi..non riesco a vomitare quei maledetti pensieri..bloccati..ho pianto credendo che le lacrime li avrebbero condotti all'esterno..ho urlato ma i pensieri erano così pesanti che le parole non potevano sorreggerli...mi sono graffiata ma il sangue è divenuto così denso da bloccarsi nelle vene..
Prima o poi esploderò..
Sigillo la mia scatola, le quattro mura che mi contengono, chiudo le persiane ed invito il buio..Accendo la lieve fiamma di una candela e spoglio il mio corpo da vestiti inutili..
Con un pennello dipingo sul braccio i pensieri che affliggono la mia anima, mentre intono una preghiera rivolta  a chissà quale dio, o forse solo a me stessa, una preghiera che renda vivi i pensieri e li conduca via da me..una preghiera per donare quei pensieri ad un foglio di carta, ad una tela, al vento...
Dipingo sul mio braccio per sentirmi finalmente viva..

postato da Babymonella80 alle ore 01:36 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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mercoledì, 19 ottobre 2005

Verso il fondo

Ore ed ore davanti ad un foglio bianco, a scrivere gioie e dolori, di dormire non se ne parla, dimentico cosa significa la parola STANCHEZZA.
Ogni giorno mi corico sempre più tardi, le 4, le 5, le 6 del mattino, finirò per non dormire più, passerò le notti come fossero giorni ed i giorni come fossero notti.. sono una creatura notturna, solo il buio mi fa sentire a casa, solo col buio la creatività mi possiede, solo col buio respiro..
Mi infilo nel letto, tra lenzuola calde, coperta completamente, fino alla testa. Creo una sorta di capanna, un rifugio dal mondo, dove sentirmi protetta.. solo io e il mio respiro, solo io ed il mio battito di cuore, solo io e la mia anima, allora tutto si scioglie, le tensioni, rabbie, paure, le sento lasciarsi andare, districarsi, smettere di farmi male, ritirano gli artigli, gli appigli costruiti per restarmi attaccate... vogliono uscire dal mio corpo per potermi vedere in faccia... nascono una seconda volta, dai miei occhi, sotto forma di lacrime agrodolci scivolano piano lungo le guance, come a regalarmi una carezza, un gesto di scuse.. E per uno strano meccanismo della mente, del cuore, o di chissà che altro, le perdono... Bevo queste PENTITE lacrime agrodolci, riprendendole in me.
Mi addormento piangendo.
Riapro gli occhi, buio, nel mio rifugio. La testa si sveglia con me, inizia a lavorare, dita invisibili battono su incontabili macchine da scrivere... tic tic tic... Le lettere mi si imprimono in testa, nell'anima, mi colpiscono con violenza, caratteri incandescenti marchiano la mia pelle... tic tic tic.. il sangue inizia a colorare di rosso i miei capelli, colando sul viso, cerco di urlare, ma nessun suono esce dalle mie labbra. Gattono verso il fondo del letto, ricercando una via d'uscita, una vita alternativa, l'altra parte della medaglia che esiste in tutte le cose, il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il bello e il brutto.. verso il fondo, per far cessare il ticchettio... Voglio una vita nuova, non so dove mi porterà il percorso verso il fondo del letto, forse ad una vita diversa, una vita migliore, un'altra me stessa, forse qualcosa di peggiore... ma per ora proseguo..

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martedì, 18 ottobre 2005

Silenzio

Voglio un pò di silenzio nella mia vita, nella mia testa.
Basta, state zitti!
Silenzio!
Urlo per coprire quelle maledette vocine nella mia testa, ma non riesco, mi entrano dentro e fanno male, come spilloni negli occhi.
Cerco il silenzio lontano dagli amici, dalla famiglia, resto sola, un'eremita.
Tutto falso, non posso scappare da nulla, non si sfugge al dolore...le sue corde legate alle mani ed ai piedi mi strattonano quando sfioro un pò di felicità, la pelle si lacera...urlo di dolore..un'altro strattone, le ossa si spezzano...urlo di dolore...ennessimo strattone...mani e piedi si staccano...silenzio...
Finalmente..

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lunedì, 17 ottobre 2005

Il canto delle anime

fata danzante..per chi canti la tua canzone?
per le anime di chi mi sta attorno
sotto quali amori assapori la melodia di suoni erbosi?
amori carnali, amori sbagliati, amori egoisti
sei il caldo che tutto attira allora, e che tutto può scalfire
si, la mia bocca è un richiamo dolce per i sensi degli uomini
hai il miele che tanto copiosamente nutre l'uomo?
oh si, miele che attira api vogliose
api che si trasformano in brutali divoratrici
avide
è la fatalità..
e tu chi sei straniero? cosa ci fai nel mio bosco?
cerco un tetto per la notte, e un fuoco al quale cuocere il mio cinghiale
una piccola capanna è il mio rifugio
ha odori piacevoli? e ripara bene dalla pioggia?
ripara dall pioggia, dal vento, ma anche da tutte le cose magnifiche che ci sono all'esterno...
spesso preferisco il cielo notturno come tetto, l'erba come giaciglio e un fuoco attorno al quale danzare

cieli intrisi d'astri voglio non sole.. o gli impegni del giorno
voglio scordare lontano ogni affetto che nn sia necessario intorno a quel fuoco
ogni orgoglio, ogni pena, ogni astio..
non conosco giorno
non conosco sole, sono diventata buio, fuoco, stelle
avremo giacigli pregni di ombre di bestie notturne, e al fuoco cuoceremo la cena che ristora..
e scalderemo parole per la nostra chiara amicizia... l'amicizia dei boschi è più intensa degli amori di città
vi è più legame
io cerco un anima sincera, pura
un'anima che non macchi la mia
e io cerco qualcuno che sappia levare lo sporco che mi opprime
io ho smesso di tentare tanto tempo fa
ho smesso di cercare fiumi, dove poter lavare la mia anima
io ho smesso di respirare, tanto tempo fa
io voglio la pietra che mi faccia sanguinare e il torrente in cui trovare quella pietra
cerchi l'impossibile straniero
cerco una casa pulita in cui lavarmi le mani e i panni sporchi
puoi farlo nella mia capanna
ma stai attento, a volte tutto si tinge di rosso
l'acqua diventa densa
conosco già certe inclinazioni della luce..
e certi sofismi del cuore
e certe leghe su cui s'impiccano esseri già morti..
e si baciano donne già prese in sposa da qualcuno..
e si cercano cibi su tavole abbandonate da settimane
ti ospito per la notte
tu dormirai nella capanna, al riparo
io starò fuori
dove potrò cantare
e qualche anima verrà a me
un'altra notte di ricerca
un'altra notte di passione
un'altra notte di dolore
dormirò nella capanna e ti lascerò alla tua volontà
ma nn chiuderò la tenda
se verrai saprò dividere il letto
e onorare la tua ospitalità
intanto mangiamo questo conghiale
il fuoco è ben alto, vedo
corro al torrente per lavare la mia pelle
devo prepararmi a ricevere le anime di questa notte
forse dovresti andare a riposare
entra nella capanna
non voglio che i tuoi occhi vedano la mia trasformazione
sarebbe solo un altra verità che fisserei..
la scoperta nn è mai abbastanza
vediamo questo rito dei boschi...
verrò con te
dovrai tappare le tue orecchie
divenire sordo
sarò sordo
nn dovrai udire il mio canto
penso che l'udito sia un ben poco pegno da pagare alla luce di queste stelle testimoni di eventi magici
allora seguimi straniero
vengo
siediti su questa pietra e osserva
fammi strada
un piccolo fuoco, e il rumore del torrente
in che secolo siamo?
l'ho già scordato..
non esiste tempo
non esiste luogo
re oberon ti prenderebbe come ancella,o ti poserebe ai fianchi tuoi dormienti fauni che ti eleggano al pari di una
regina
danzo intorno al fuoco e inizio la mia nenia
da posti vicini iniziano ad arrivare anime
anime nascoste dentro corpi
uomini di ogni genere
attorno a me
son nudi, alcuni..e con perle di rugiada sulla pelle
i loro sguardi mi entrano nella carne
si avvicinano per spogliarmi dalle vesti
alcuni odorano i miei capelli
altri assaggiano la mia pelle
altri ancora mi divorano
ed io perdo il controllo
sento i ritmi della musica diventare irascibili
sento i tamburi violenti
i miei occhi si perdono
sento la carne gridare
ed i sensi sembrano avere vita propria
loro comandano la mia persona
ed allora divento passione
divoro
bevo
uccido
c'è un fiume d'argento tra i vostri corpi..
e fiamme rosse
e liquidi odori
un mescolarsi di liquidi
di sapori
la mia carne diviene fuoco
la mia bocca arida, va alla ricerca di sollievo
alla ricerca di passione
ci sono grida, gemiti, respiri incontrollati, battiti di cuore come tamburi
mani che diventano lame taglienti su carni bollenti
tutto finisce, le anime se ne vanno come son venute
stai uccidendo le ilarità dell'uomo inutile, la brutalità dell'essere in gabbia
mi lasciano a terra, stremata, con l'anima sporca
la pelle segnata da marchi di passione
il tuo rito risveglia nuovi ardori fin nelle città più lontane
lo senti il nuovo suono?
le nuove voci?
quali suoni? quali voci?
quelli che sento venire da laggiù
guarda dove indica il mio dito
vedi le luci di quel paese?
da li vengono le voci
forse han finalmente distrutto i loro idoli, i loro feticci immolati al consenso comune..
forse gli spiriti di questa notte...
eran l'essenza degli uomini di quel paese
dai sogni son giunti fino a te
lontani dal letto coniugale
per te
si questa è la mia disgrazia
disgrazia e piacere
è la tua fatalità
il dente del rimorso e lingua del piacere
ognuno di loro ruba un pezzetto della mia anima
giorno dopo giorno
e quando se la saranno presa tutta?
rimarrà quella capanna,per due semplici corpi
cosa ne sarà di me, chi amerà una creatura priva dell'anima?
la reinventeremo
reinventeremo l'anima
e l'amore
dal nuovo
dal niente
ora va alla capanna straniero
non guardare il mio corpo segnato, sono sporca
vado, nn prima di saperti  accanto a me
ti laverò, se vorrai
è la tua fatalità, anima caritatevole
potrei contaminarti
insudiciare le tue vesti
tutto ciò che è bianco sembra richiamare lo sporco più di una cosa scura
la mia carne potrebbe nutrirsi della tua, divorarla, fino ad ucciderti
una morte in più o in meno...
che differenza fa?
le stelle son fatte per durare
non noi

dormirò nella capanna con te straniero
dividerò il letto con te, fata
ma prima dovrò lavare il mio corpo
quando tornerò tu sarai addormentato
non ti accorgerai della mia presenza
prima dovremo preparare il fuoco per la notte
quando tornerai sarò davanti ad esso

ed io allora starò lontana da te, in un angolo della capanna
non rischiare straniero
non rischiare la tua anima
il fuoco...
il fuoco è pronto per la notte...
vieni
nn ascolterò altre tue parole
siederò vicino a te
davanti al fuoco..

Scritto da Babymonella80 e Valen202

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sabato, 15 ottobre 2005

Al di la della finestra

Guardo la vita attraverso una finestra dai vetri oscurati, vedo la pioggia cadere, gocce nere.
Chiusa dentro la mia scatola con una sola finestra, che mostra ai miei occhi un mondo sfalsato.
Siedo sul davanzale come una gatta pigra, poggio il mio respiro sui vetri bui, disegno i miei tormenti...svaniscono...rapiti dal nulla.
Non esiste giorno e notte, nessuna distinzione, tutto è sempre oscuro al di la della finestra, come al di qua da un pò di tempo..
Sono imprigionata in questa scatola, tra le sue 4 mura, l'unica via d'uscita, quella finestra...sbarrata...bloccata...da catene invisibili e forti.
Mi dispero, piango, urlo, panico, le 4 mura che si avvicinano, si muovono verso di me fino a schiacciarmi..
Vorrei fuggire, scappare da questa scatola buia, fredda, maleodorante, ma non posso, non riesco, qualcosa mi trattiene, qualcosa che arriva dal buio al di la della finestra, strisciando, come un serpente, mi cerca, mi odora, mi vuole.. Mi trova, penetra in me attraverso i piedi, affascinanti disegni neri compaiono al di sotto della mia pelle, pulsano come vene, avvolgendomi fino ad arrivare alla testa.. Divengono parole devastanti, che come topi mi divorano l'anima.. Ed allora il cuore scoppia, il respiro cessa di fuoriuscire dalla mia bocca, le gambe si spezzano come rami secchi, giaccio per terra inerme, ma i miei occhi non smettono di vedere...
Guardo i topi attorno al mio corpo, con labbra sporche di sangue, ridono di me... divengono uomini panciuti con parrucche bianche, banchettano con la mia anima, ridono di me... scompaiono e divengono ME, eccomi li, davanti al mio corpo spezzato, rido di me stessa... Con mani tremanti mi chiudo gli occhi... un'ultima occhiata al mio IO dormiente sul pavimento, e torno al davanzale...tutto ricomincia...il male oscuro ritornerà, dal di la della finestra dai vetri oscurati, ed io sarò qui ad aspettarlo..

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venerdì, 14 ottobre 2005

Delirio

Mi sveglio di nuovo in un mare di sudore, il cuore in gola ed il respiro pesante. Un'altra volta quel maledetto incubo.
Sono in una stanza, fredda, illuminata da una lieve luce che filtra da una grata posta nella parte superiore di quella che certamente è una porta.
Sono intontita, ho le vertigini, la bocca asciutta. Siedo sul pavimento, e tutti i miei arti sono addormentati, una ciocca di capelli sugli occhi mi rende ancora più agitata, istintivamente porto il braccio al viso, per scostarli, il braccio non si muove, è bloccato, come l'altro, non posso muovermi, sono legata.
Questo è l'inizio dell'incubo..
Un sogno nel sogno... Le mie mani ora sono libere, sto scrivendo..
Scrivo questa lettera per provare agli altri, e soprattutto a me stessa di non essere pazza, non lo sono, o almeno è ciò che spero. Da giorni ormai non distinguo più la realtà dal sogno, sto iniziando a credere che quella che noi chiamiamo vita, in verità non è che un lungo e interminabile sogno, ed invece quelli che chiamiamo sogni siano al contrario la vita reale. Forse sono davvero pazza!
Se invece stessimo vivendo una non vita? Ci staremmo affannando inutilmente, passando la nostra esistenza dormendo credendo invece di vivere.. Dedichiamo al sonno al massimo 8 ore delle 24 di una giornata, e se invece seguendo la mia folle teoria, la nostra vita-realtà fosse in quelle sole 8 ore? Si, forse sono pazza!
Scrivo il mio nome 10 20 50 100 volte, ho paura di dimenticare chi sono, ho paura di scomparire, se continuo a scrivere vorrà dire che ancora esisto!
Un sogno nel sogno... Di nuovo nella stanza fredda, non posso muovermi, sono legata... la porta con la grata si apre, un'ombra si avvicina, inghiottisce il mio corpo... delle mani mi sollevano dal pavimento, gemo, nessun altro suono riesce a fuoriuscire dalla mia bocca, come se anche la mia lingua fosse stata legata... Cammino lungo un corridoio stretto, molto illuminato, luce che fa male agli occhi..
Un salone enorme, nudo, non vi è arredamento, solo una sedia al centro della stanza...
Un sogno nel sogno... Vedo attraverso gli occhi di un altro individuo...
Vedo me stessa, seduta sulla sedia al centro della stanza bianca, polsi legati, sguardo vitreo, labbra come terra arida..
Un sogno nel sogno... Seduta al centro della stanza vedo attorno a me delle ombre, uomini ombra, sento il loro buio sulla pelle... mi lacera la carne, e penetra dentro le mie vene, gli uomini ombra si muovono convulsamente, li sento godere...
Piango lacrime gelide che cadono dal mio viso macchiandomi di rosso le cosce nude...
Mi sveglio, respiro, controllo i polsi, sono liberi... La mia stanza, il mio letto, la mia vita, la realtà, mi sento sollevata, ma solo per una frazione di secondo.... E se questo fosse l'incubo?


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mercoledì, 12 ottobre 2005

Assassinio

Mi hanno pugnalata, con un grosso coltello, l'hanno affondato per bene..
Incuranti della mia morte hanno continuato il loro macabro gesto..
Anche quando la carne ha cominciato a imputridire..
Ed ora che non è rimasta che polvere.. ed ora che il coltello è arrugginito e il sangue seccato.. non hanno ancora smesso di pugnalarmi..

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lunedì, 10 ottobre 2005

A piedi nudi

Lontani da me, via, lontani da me!
Un'alone di dolore mi circonda, sono contaminata, la mia anima è macchiata.
Con baci e parole infetto chi mi sta intorno.
La sofferenza che logora il mio cuore attacca chi prova ad avvicinarmi.
La mia malattia è la sofferenza che vela i miei occhi.
La mia colpa d'essere nata nel luogo sbagliato, tra individui anch'essi colmi di sofferenza.
Il mio dolore lo specchio nel quale uomini fragili ritrovano la loro sofferenza.
Voglio scappare, sfuggire al male, lasciarmelo alle spalle.
Corro a piedi nudi in un bosco, inciampo in qualcosa, sprofondo in un pantano maleodorante, i miei abiti si sporcano, mi rialzo e riprendo a correre, un'altro ostacolo, un altro tonfo.. Corro a piedi nudi in un bosco, con gli abiti sudici, arrivo finalmente ad un villaggio, la gente mi scaccia, mi sputa addosso, sono sporca, non mi vogliono tra di loro. Qualcuno si avvicina, con un panno bagnato mi pulisce la mano, allora i miei occhi ritornano limpidi, illusione, qualche istante dopo vengo accusata di aver sporcato il panno di quel qualcuno.
Corro a piedi nudi nel bosco, con abiti sudici e occhi velati, alla ricerca di un fiume che curi le mie ferite, e che lavi le mie vesti, PACE è ciò che cerco.
Non vi sono fiumi nel bosco, il suo ventre è sterile... Riprendo il mio cammino, un ostacolo, un'altro tonfo, non posso rialzarmi, mi sono spezzata... le ferite sanguinano, come i miei occhi velati... lacrime nere mi macchiano il viso, penetrano nella carne come inchiostro... marchiata per sempre dal dolore che non vuol smettere di amarmi...

 

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sabato, 08 ottobre 2005

Incubi

Mi sono addormentata ed ho avuto un incubo. Mi succede spesso. Sono come sospesa tra il mondo onirico e la realtà, un dormiveglia, sogno qualcosa d’inquietante, ma non posso definire chiaramente cosa, all’improvviso il respiro si blocca, il corpo si paralizza ed il cuore batte veloce. Vorrei uscire da quello stato, perché mi rendo conto di essere tra due mondi, so di non essere completamente addormentata, ma nemmeno sveglia, se rimanessi così, inerme, cosa succederebbe? Morirei? La sensazione è quella. Cerco di respirare, di scalciare, vivere, uso tutte le mie forze e qualcosa succede, sento come un’esplosione che mi riporta in vita, ma dove? Nella realtà o nel sogno?

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venerdì, 07 ottobre 2005

Quasi una favola

C'era una volta, in un luogo senza nome e senza tempo, una fortezza avvolta da una nebbia perenne, attorno vi crescevano solo rose nere alate, si narrava che una presenza abitasse tra quelle mura, un'anima senza pace, un fantasma forse.
La gente ne aveva timore, ci furono persone che affermarono di aver visto, nelle notti di pioggia, una figura, dalle forme femminili, aggirarsi tra le strane rose nere, una figura evanescente, senza peso e consistenza, esattamente come la nebbia che perennemente circondava la fortezza..
Coraggiosi combattenti tentarono di scoprire il mistero celato all'interno della fortezza, partivano fieri e impavidi, i più fortunati facevano ritorno alle loro case, dalla loro famiglie, ma qualcosa sarebbe mutato per sempre nei loro animi, non sarebbero mai più stati gli stessi; le loro bocche divenivano deserti, i loro occhi privi d'ogni luce, le loro menti svuotate... altri invece non tornavano più...
La figura evanescente, il mostro, celato all'interno delle mura circondate dalla nebbia, che tanto spaventava le genti dei luoghi vicini, era stata una bambina un tempo, ed era ora una donna, solo una donna, il cui corpo era avvolto da vesti in lutto, vesti nere come le rose alata ai piedi della fortezza, ma la giovane donna non possedeva ali come loro, e allora piangeva...
Il tempo passava, e qualcosa stava mutando... Nel luogo senza nome e senza tempo successe qualcosa che fece scendere sulla gente dei luoghi, anch'essi senza nome e senza tempo, posti vicino alla fortezza, un alone di panico... Era una notte di pioggia... La giovane donna, padrona delle mura, si aggirava tra le rose nere, in una danza ipnotica e sensuale, sembrava fluttuare sopra di esse, la pioggia pareva non toccarla, occhi sconosciuti ne violavano il corpo, l'anima, come spesso succedeva, ma da tempo essa non faceva più caso agli intrusi venuti dal nulla per rubare la sua essenza. Intrusi che bramavano la sua pelle, scoprirono presto che la giovane donna, durante quelle notti di pioggia, spogliava il proprio corpo dalle pesanti vesti in lutto, ed allora non si accontentarono più di guardare soltanto. Con l'odio e l'egoismo abbatterono le mura, con il dolore macchiarono tutto ciò che le loro mani toccavano, distrussero ogni cosa sul cammino che li avrebbe portati a lei, la donna della fortezza.
La donna della fortezza, era li, davanti a loro, sembrava non aspettasse altro che essere denigrata, sembrava non aspettasse che d'essere distrutta, e gli uomini sconosciuti si impossessarono della sua essenza, della sua carne, rubarono il suo splendore, e la passione del suo cuore... Nell'aria eccheggiavano le loro risa, grida di compiacimento, di vittoria, avuto ciò che volevano se ne andarono, lasciando dietro di sè l'alito della morte.. E la morte amò la giovane donna, la prese tra le proprie braccia, impregnandola d'affetto, un'affetto macabro e contorto, ma sicuramente più sincero di quello avuto da individui in carne ed ossa.. Ciò che rimaneva della giovane donna giaceva ai piedi della fortezza, tra le rose nere, e quelle rose nere, che tanto amava presero vita, estirparono le proprie radici per posarle sul suo corpo straziato, si unirono a lei, e la sua carne divenne nebbia, i suoi occhi stelle, i capelli vento, e l'anima ciò che aveva sempre desiderato...una rosa nera alata, ma priva di radici, con ali forti che la condussero lontano da quella fortezza che l'aveva nascosta, imprigionata.
Fu così che nel luogo senza nome e senza tempo la nebbia smise di esistere, le persone dei luoghi vicini dimenticarono presto la donna e la fortezza che l'aveva contenuta, ma qualche volta, nelle notti stellate, si sente qualcuno raccontare di una rosa nera alata che vola tra le stelle del firmamento...

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mercoledì, 05 ottobre 2005

Il rumore del nulla

Mille pensieri sbattono nella mia testa, fanno male, pensieri contorti, folli, fanno male, ma ciò che provoca davvero dolore è quella vocina, stridula, insistente, incapace di tacere! Cerco di ignorarla, non c’è modo di zittirla, mi fa impazzire, voglio darle una forma per poterla poi uccidere, con le mie mani.Sono nel silenzio della mia camera, fuori tutto tace, solo qualche auto spezza il rumore del nulla, mi sento bene, in pace con me stessa, forse addirittura felice, ma improvvisamente compare lei, inaspettatamente, come un ospite indesiderato, quella fastidiosa vocina, che tutto sa, che tutto comprende, lei che ha sempre ragione. Lei arriva e le mie certezze crollano, forse non sono nemmeno felice come credevo.I mille pensieri mutano in milioni di domande, dubbi e incertezze, ed è lei l’artefice di tutto, lei che complica le cose, lei odiata e amata vocina.

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lunedì, 03 ottobre 2005

Passione

La sento entrare nella stanza, il suono dei suoi passi mi sveglia. Mi appare davanti, sensuale e aggressiva, mi guarda con quegli occhioni verdi, tanto malinconici quanto passionali e colmi di desiderio, la bocca è rossa e piena, come un frutto cresciuto al sole. Se ne sta davanti a me, seria, dall'alto dei suoi tacchi a spillo. Lascia cadere a terra il soprabito, e fa lo stesso con il vestito che le fasciava il corpo, in contrasto con l'intimo nero, la sua pelle bianca, sembra, se è possibile, ancora più candida. Una guepierre intorno al busto le stringe i seni, si gonfiano ad ogni suo respiro.. delle mutandine di pizzo lasciano intravedere quello che è definito il delta di venere. Non posso distogliere lo sguardo da lei, è magnetica, riesco quasi a percepire cosa stia pensando, attraverso i suoi occhi. Scioglie i capelli lasciandoli ricadere sulle spalle, è irrequieta le tremano le mani, mi guarda intensamente, cerca di sedurmi con lo sguardo, abbozza un sorriso malizioso, ma pochi secondi dopo scompare, ritorna seria. Si avvicina sento il calore del suo corpo sulla mia pelle, mi prende la mano e la posa tra le sue cosce, il viso le si illumina, c'è soddisfazione nei suoi occhi, è riuscita nel suo intento, a sedurmi... Un rumore mi distrae, una vertigine percorre il mio corpo, apro gli occhi e vedo la mia immagine riflessa nello specchio, il mio corpo nudo, e la mia mano intenta ad amarmi, anche questa volta la passione è riuscita ad avermi...

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domenica, 02 ottobre 2005

Desiderio

Sono insoddisfatta della mia vita, la odio! Perchè sono così? Perchè ho sempre questi pensieri? Voglio di più dalla vita, vorrei fare qualcosa di importante, scrivere, comunicare, vivere! Si, vivere, perchè ora non è quello che sto facendo, al contrario sto andando avanti per inerzia! Perchè qualcuno ha tanto, e qualcun'altro niente, perchè? Sono invidiosa, di tutto e tutti. L'invidia è una cosa terribile, ma è un sentimento che provo, troppo spesso, troppo intensamente.Il mio essere è invaso da tre sentimenti contrastanti, ogni maledetto giorno; invidia, rabbia e tristezza. La rabbia e la tristezza sono una conseguenza dell'invidia. Sai quel è il vero problema? Il desiderio, io desidero, desidero ciò che ho intorno, quello che vedo, allora forse il vero responsabile di tutto questo è il senso visivo, gli occhi. Forse dovrei strapparmi gli occhi, in questo modo la mia invidia svanirà? E se non svanisse? Se privando la mia persona della vista accrescessi il cervello e di conseguenza i ricordi, cosa succederebbe? Ricorderei ciò che ho desiderato, ciò che vedevo, e questo circolo vizioso terminerebbe di nuovo con l'invidia; invidia, rabbia e dolore. A questo punto cosa dovrei fare, quale sarebbe il passo successivo? Cerco di pensare, di capire... cosa provoca rabbia e dolore in me? Il cervello? no, lui manda solo degli impulsi, delle informazioni, chi elabora e trasforma gli input in sentimenti? Il cuore! Ecco, ora so cosa devo fare. Agguantare il mio cuore con le mani. Lo sentirei pulsare tra le dita, una piccola pressione e tutto finerebbe...

 

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