Guardo fuori dalla finestra un'estate che sembra non aver voglia di nascere, e la cosa non mi dispiace.
Sono così stanca, nel profondo, sento la mia anima lacerarsi giorno dopo giorno, e io non ho la forza di ricucirla.
Maledico un Dio in cui non ho mai creduto, impreco contro ogni nome che gli uomini hanno scelto per lui, Dio, Allah, Budda, maledico il suo divertirsi alle mie spalle, e domando quale azione tremenda posso aver compiuto per meritare i pesi che mi schiacciano il cuore.
Per quanto tempo dovrò portare la croce che Dio e gli uomini hanno scelto per me? trascino questo pezzo di legno da 28 anni, o forse sono 120, non lo ricordo più ormai... so solamente che mi sento stanca, quella stanchezza che ti impedisce di sorridere, perchè anche sorridere fa male.
Cammino lungo una strada sporca con la mia fedele croce, un pò rovinata, il legno è ammaccato e segnato dalle intemperie, ma sempre pronta ad assolvere il proprio dovere, farmi sentire ogni singolo peso che chissà chi decide di donarmi... cammino lungo questa strada sporca che mi conosce così bene, vi sono impresse indelebilmente le mie impronte nel fango, così come il sangue che ogni tanto fuoriesce dalle mie mani.
Le mie gambe si piegano, ed io non oppongo resistenza, cado sotto il peso della mia croce.
In ginocchio nel fango mi rivolgo questa volta ad un comune mortale, qualcuno che mi ha colpito fortemente nel giro di pochi mesi, aggiungendo così altri pesi sulla mia schiena.
Chiedo al comune mortale quale colpa ho commesso per meritarmi tutto ciò che ha fatto, vorrei saperlo, vorrei avere il potere di entrare nella sua mente e scoprire la verità. Vorrei mostrargli la croce che ogni maledetto giorno schiaccia la mia anima, vorrei mostrargli il mio volto ora, segnato dalle lacrime, forse si renderebbe conto di tante cose, forse si renderebbe conto delle ferite che certe azioni possono procurare. Vorrei rispedire al mittente tutti i segreti, i silenzi e le cose non dette che mi si sono aggrappate addosso, infilzate nella pelle come spilli.
Dovrei solo alzarmi e ricominciare a camminare, certo sembra facile, ma non lo è, nemmeno per me... nemmeno per una come me che si è sempre rialzata, trovando le forze nel profondo dell'anima, anche nei momenti più bui della mia vita, anche quando 13 anni fa si portarono via la persona migliore della mia vita... questa volta non riesco a trovare le forze, sono stanca, stanca, stanca.
Riposo per un pò e spero in una sorta di giustizia divina e sul fatto che Dio o chi per lui è in debito con me... ma nel caso andrò a prendermi da sola ciò che mi spetta.
Ora però sono troppo stanca.
Stasera per caso questa frase di una stupenda canzone dei Rolling Stones è risuonata nelle mie orecchie, all'inizio quasi sussurrata, impercettibile, ed ora non fa che urlare nella mia testa.
Non si può avere sempre ciò che si vuole, lo so io, lo sapete voi che state leggendo, lo sappiamo tutti, è qualcosa che si impara fin dai primi anni della nostra vita, ma non è così facile accettarlo... certe cose ci spettano ma purtroppo per motivi che non dipendono da noi non possiamo averle, non è giusto ma nonostante il nostro riballarci ed urlare contro questa ingiustizia, ci sarà sempre una vocina lieve dentro di noi che ci ripeterà che... "non puoi avere sempre ciò che vuoi".
Sono settimane che impreco contro la mia vocina, tentando di soffocarla, perchè questa volta ha torto, ha torto marcio.
"No, you can't always get what you want You can't always get what you want You can't always get what you want But if you try sometime you find You get what you need" "No, non puoi avere sempre ciò che vuoi Non puoi avere sempre ciò che vuoi Non puoi avere sempre ciò che vuoi Ma se cerchi a volte trovi Ottieni ciò di cui hai bisogno"
Per tre mesi ho vissuto in una bolla di sapone, in bilico su un filo sottilissimo, tentando di stare in equilibrio per non precipitare nel vuoto, e stando attenta che la bolla non scoppiasse... la bolla è esplosa, per mano mia.
Non avrei voluto farlo ma era diventato impossibile rimanere sul filo, troppo sottile, troppo instabile, ho rischiato ed avrei rischiato ancora se avessi avuto un aiuto dall'esterno... ma l'uomo che reggeva il filo era sordo alle mie parole, e mi ha lasciata andare via senza fiatare... eppure fu lui a richiamarmi sul filo, spronandomi a proseguire, così da raggiungere la fine, arrivando a lui, ed alle parole che aveva in serbo per me.
Non ho mai raggiunto l'uomo del filo e non ho mai sentito le sue parole.
Sono ferita, delusa, stanca ed arrabbiata, perchè solo io ho dovuto prendere una decisione, non avendo alternative, una vita in bilico non era possibile, così ho abbandonato la bolla, e sono saltata nel vuoto... Ed eccomi qui con mille domande nella testa, ed una sensazione di deja vu, un deja vu di cattivo gusto.
Non avrò mai risposte dall'uomo del filo, le parole che mi promise forse non sono mai esistite... dovrei solo dimenticare ma ho tanti perchè sulla lingua... perchè lasciarmi cadere nel vuoto? perchè non fermarmi? perchè volermi di nuovo sul filo e poi far di tutto per rendere tutto difficile? perchè non avere il coraggio di dire due parole?
Sono parole-boomerang le mie.
Ritorno al mio deja vu, aspettando di stare un pò meglio, cercando di dimenticare il bene che ancora sento per quello che era una volta l'uomo del filo, e che non è più, ora è una persona codarda che non ha il coraggio di guardarti negli occhi mentre scivoli nel vuoto, che non ha il coraggio delle proprie azioni e che preferisce scappare via, con il filo ben nascosto nelle tasche, come se non fosse accaduto nulla. Qualcosa è successo, io mi sono rimessa in gioco, ho rischiato in quella maledetta bolla in bilico su quell'altrettanto maledetto filo, sono caduta, mi sono ferita, e il mio dolore è vero, come le mie lacrime e la mia rabbia.
Ed oggi sono più convinta di ieri che se qualcuno ti lascia andare via senza lottare non eri ciò che voleva.
Lavo via il sapone vischioso che la bolla ha lasciato sulla mia pelle, curo le ferite e cerco di andare avanti... per un bel pò niente bolle di sapone, e pensare che da bambina ne andavo matta.
In questo periodo ho così tanta rabbia dentro, una rabbia che a parole non si può descrivere. Sento qualcosa pulsare dentro di me, il cuore, le vene, sembrano pronti ad esplodere da un momento all'altro, faccio lunghi e profondi respiri ma continuo a sentirmi inquieta, mi ripeto che prima o poi scoppierò, e tutto quello che voglio fare è urlare... urlare la verità e liberarmi, finalmente, di un peso che non riesco ad ingoiare.
Nella mia vita sono stata messa con le spalle al muro parecchie volte, ed ho ascoltato la verità che le persone mi hanno vomitato adosso, adesso sono io a voler spingere con le spalle al muro qualcuno ed urlargli addosso la verità, e molto di più.
Se solo potessi farlo non ci sarebbero ne muri ne silenzi che potrebbero fermarmi, colpirei dritto davanti a me, e sarei dura e spietata.
E' da vigliacchi andarsene senza dire una parola, riversare i propri problemi sulle altre persone è facile, è più facile accusare gli altri delle cose che noi stessi facciamo, non sono gli altri il problema, sei tu il problema, e fare del male a chi hai di fronte non cambierà quello che sei. Ecco una piccola parte di ciò che vorrei gridare.
Sono arrabbiata, stanca, piena di una sofferenza che non riesco a mandare via, "non è giusto" è tutto ciò che riesco a ripetere alla mia immagine allo specchio. Mi dico che passerà... o forse prima o poi esploderò.